Le
tattiche d’uso in battaglia di arcieri e balestrieri
dobbiamo desumerle da quei casi descritti nelle cronache
e documenti d’epoca.
Possiamo individuare a nostro giudizio almeno tre situazioni
tipiche che sono :
- lo schieramento statico difensivo
- l’appoggio dinamico alla cavalleria
- l’azione in massa per demolire le formazioni avversarie
Un
caso tipico di schieramento statico difensivo è quello
di Campaldino (giugno 1289) con balestrieri e probabilmente
arcieri, pronti al tiro dietro una linea di palvesari.
Un muro di grandi e pesanti scudi irto di lance acuminate,
dal quale partivano nutrite raffiche di dardi ad elevata
penetrazione, costituiva un formidabile ostacolo che anche
una potente forza di cavalleria avrebbe potuto travolgere
solo accettando un alto numero di caduti come contropartita.
Per
il caso di appoggio dinamico alla cavalleria vogliamo partire
da un scontro poco citato, quello di Montaio (gennaio o
febbraio 1252): nel corso di una serie di operazioni militari
nei pressi di questo importante castello i fiorentini assaltano
un esercito di senesi e alleati pisani con la cavalleria
appoggiata da un reparto di tiratori, ottenendo la vittoria
e la rotta degli avversari. E’ conservato un documento
senese in cui un combattente chiede al comune il risarcimento
del proprio cavallo ucciso da una freccia.in questa battaglia.
Supponiamo che balestrieri ed arcieri fossero schierati
a fianco dei cavalieri fiorentini per disturbare e scompaginare
la schiera avversaria con fitte grandinate di frecce. Un
analogo caso è quello di Benevento (febbraio 1266)
dove re Manfredi piazza i suoi arcieri saraceni a fianco
della prima schiera di cavalleria, perché molestino
i cavalieri avversari avvantaggiando i propri. A questo
proposito supponiamo che il proprio fianco sinistro fosse
il più opportuno per piazzare i tiratori, perché
in azione le frecce avrebbero investito il nemico sul lato
non protetto dallo scudo.
Abbiamo
vari casi in cui arcieri e balestrieri sono usati in massa
per infliggere perdite a distanza e disgregare schieramenti
di fanti rivelatisi troppi saldi e decisi resistere alle
cariche della cavalleria. E’ il caso di Cortenuova
(novembre 1237) in cui Federico II di Svevia fa intervenire
i suoi arcieri saraceni con una pioggia di frecce contro
i fanti lombardi schierati a difesa del carroccio. In un
caso analogo presso Faenza (giugno 1275) il conte Guido
Novelli ebbe ragione della resistenza di fanti bolognesi
bersagliandoli con le armi da tiro e in particolare con
le balestre grosse da posta.
A Montecatini (agosto 1315) la fanteria fiorentina che aveva
resistito alla carica della cavalleria di Uguccione della
Faggiola fu messa in rotta dal tiro di 4.000 balestrieri
pisani.
Evidentemente gli schieramento serrati e profondi di fanti
armati di lancia avevano qualche possibilità di scoraggiare
le cariche dei cavalieri nemici, ma risultavano un bersaglio
ideale, anche a grande distanza, per arcieri e balestrieri
che dovevano semplicemente far piovere le loro frecce in
una determinata area per causare gravi perdite.
Non
è certo come venisse comunicato l’ordine di
tiro, se a voce, con strumenti sonori o con movimenti di
insegne. Non è comunque documentato il tiro di singole
volate di frecce a comando con modalità che saranno
poi tipiche delle armi da fuoco ad avancarica del secolo
XVIII.
In effetti per via delle peculiari caratteristiche tecniche
di uso dell’ arco e della balestra che sono diverse
da quelle delle armi da fuoco, sarebbe controproducente
per la qualità e l’efficacia del tiro imporre
ad arcieri e balestrieri una sincronia per ranghi. Riteniamo
che i comandanti dessero, come sembra documentato in qualche
caso, il segnale di inizio del tiro e di sospensione dello
stesso. Come considerazione conclusiva è opportuno
tenere presente che nel contesto degli scontri armati del
medioevo i tiratori potevano dimostrare una notevole efficacia,
ma il loro ruolo era pur sempre complementare o ausiliario
di quello dei combattenti espressamente equipaggiati per
lo scontro diretto, cavalieri o fanti che fossero.
Arcieri e balestrieri potevano si colpire a distanza, ma
scarsamente dotati di armature protettive e di armi per
il corpo a corpo in quanto ingombrati dai loro temibili,
ma delicati strumenti di tiro, non potevano costituire una
forza d’urto nel mantenere da soli una posizione sul
campo.
Non era perciò opportuno che i tiratori costituisse
oltre una certa quota dell’esercito a scapito delle
altre componenti e questo fu un limite che verrà
risolto solo molto addentro all’epoca di diffusione
delle armi da fuoco.