VITA MILITARE

> CASTELLI ED ALCUNI TIPI DI FORTIFICAZIONI MINORI
Scarica in

CASTELLI ED ALCUNI TIPI DI FORTIFICAZIONI MINORI
Di Fulvio FASANO (Fonti : Autori Vari)

L‘architettura militare medievale si manifesta per lo più con tutta una serie di manufatti non riconducibili ad un modello e frutto dell’adattamento alle caratteristiche fisiche del terreno. Occorrerà attendere l’introduzione e l’affermazione delle armi da fuoco perché l’architettura militare assuma dignità di disciplina tecnico - scientifica.
Non esistendo una tipologia o un modello a cui riferirsi è opportuno esaminare le fortificazioni medievali quale sistemi difensivi in opposizione alle tecniche ed alle macchine d’assedio a cui si opponevano.

RISPONDERE COLPO SU COLPO.
Ad ognuna delle tecniche adottate dagli attaccanti doveva corrispondere la risposta adatta da parte dei difensori.
Si preveniva la possibilità di scavare gallerie di mina mediante fossati profondi e possibilmente pieni d’acqua. Ove non fosse possibile occorreva vigilare se si vedevano trasporti di terra in corso da parte del nemico, individuare il sito ed il percorso dello scavo e di risposta costruire un cunicolo di contromina colpendo i nemici con getti di fuoco liquido.
Invece del fuoco Egidio Romano propone l’acqua: il cunicolo di contromina – egli consiglia – dovrà essere pendente in direzione dell’attaccante; in esso sarà così possibile versare grandi tini di acqua o di orina. L’acqua interviene pure per scoprire se si stia silenziosamente lavorando nel sottosuolo; occorre per questo sistemare sulle mura una bacinella: se la superficie del liquido in essa contenuto si increspa, è segno che vi è sotto il nemico che scava, si dovrà quindi preparare la contromina e, se possibile, deviare nel cunicolo un corso d’acqua.
Contro le macchine da lancio ed i mezzi di assalto degli assedianti si risponde con il tiro delle proprie. I proietti sono pietre e massi, ma soprattutto materiale incendiario. Sempre Egidio Colonna descrive un’apposita fondina costituita da catenelle di ferro per poter lanciare blocchi di metallo incandescente, incudini infuocate contro le macchine nemiche. Frequente dovette essere l’uso delle olle incendiarie di terracotta riempite di miscele incendiarie
Vegezio in più occasioni accenna a miscele composte di bitume, zolfo, resina, pece liquida e stoppa imbevuta in olio; altri materiali sono sego, olio, legni ripieni di “bruschi et catramo”, oli di noce, di canapa e di lino cotti ad alta temperatura.
E’ da precisare che nessuna di queste miscele viene indicata come “ fuoco greco “ la cui caratteristica precipua è l’inestinguibilità.
Liutprando da Cremona nel X secolo , menziona in più occasioni il “ grecus ignis” il quale “ da nulla può essere estinto se non dall’aceto “.Lanciato mediante sifoni e canne cade come un fulmine carbonizzando le facce dei nemici ed è, come ricorda il cronista Alberto di Aquisgrana, del tutto inestinguibile con l’acqua.

IL CASTELLO: UNA MACCHINA DA DIFESA.
“ ….. La difesa – affermava Egidio Colonna - deve innanzitutto poter contare sulla consistenza della fortezza basata sia sulla natura del luogo sia sulla struttura e sulla disposizione di mura, torri e fossati …… “
Sorto generalmente su preesistenze difensive, il castello medievale, alle origini, è costituito da un recinto in pietrame o da una palizzata lignea, col versante più esposto protetto da un fossato:
La cortina muraria difensiva è provvista di una porta “scudata” e ospita al suo interno la torre - mastio la quale svolge la duplice funzione di residenza e di rifugio estremo.
Con il tempo questo nucleo viene ampliato, si aggiungono ulteriori cinte le quali inglobano via, via, le residenze ed i fabbricati degli artigiani e dei contadini che lavorano per il feudo, sicché il castello si trasforma in borgo fortificato e talvolta in città murata.
I metodi e le macchine per condurre un assedio suggeriscono e delineano quali fossero le strutture, i congegni, le modalità, gli accorgimenti con cui si sarebbe risposto all’assedio.
Senza addentrarsi in descrizioni di soluzioni particolari e quant’altro, è bene porre l’attenzione sul castello quale “macchina” o meglio “ sistema da difesa “.
Visto in tale ottica esso è un ….. carciofo.
Infatti, i criteri costruttivi di un castello sono ispirati alla struttura di un carciofo da consumare “ foglia a foglia “secondo, si potrebbe affermare, un gradiente difensivo coi valori minimi in coincidenza della cinta più esterna, ed i valori massimi col Mastio.
In tempi di guerra, inoltre, il castello deve combinare l’azione di difesa a quella di offesa: ogni struttura deve essere studiata e realizzata in funzione del duplice scopo di respingere il nemico, ma anche di procurargli danni progressivamente sempre più ingenti.
Il castellano ha sempre dei nemici, ma anche degli alleati che, in caso di emergenza, accorreranno in suo aiuto, sicché chi ha posto l’assedio al maniero sarà a sua volta assediato e sconfitto.
Ma ad alcune condizioni: poter avvertire gli alleati, dare loro il tempo di arrivare e nel frattempo sfoltire e decimare le schiere nemiche impegnate in inutili assalti.

Criteri costruttivi.
Il primo criterio è porre il castello su un luogo elevato: una rupe, uno sperone, un rilievo del terreno; meglio ancora se il luogo ha anche una valenza strategica, permette cioè di controllare un passo montano, l’ingresso di una o più valli, un guado.
In questi casi poi, con un po’ di fortuna, il castello si trasformerà in un borgo fortificato, fonte di ricchezza per il possessore.
Dal punto di vista militare il motivo di questa scelta è evidente. Il nemico si scopre perdendo il vantaggio della sorpresa. Inoltre pone ulteriori difficoltà: per gli assedianti è molto difficile, infatti, utilizzare le torri mobili o far funzionare trabucchi e mangani su un pendio, inoltre la pendenza rende via, via faticoso il cammino degli assalitori.
Ulteriore criterio, costruendo le cinte murarie, è di ubicare l’ingresso di ciascuna il più distante possibile da quello che precede e da quello che segue ciò per obbligare le torme nemiche, nell’eventualità di un superamento della porta, ad un maggior percorso per raggiungere la successiva, e quindi ad essere più esposte al tiro degli assediati.
Inoltre è indispensabile aumentare in sequenza i congegni e gli ordini di difesa: il numero delle porte e delle tenaglie, la quantità delle caditoie e delle bertesche.
Altro criterio, forse il più importante, è ordinare le difese secondo un percorso a spirale il quale si restringe mano a mano che ci si avvicina al Mastio.
Il nemico è costretto a percorrere così un labirinto, sotto una grandine di frecce, quadrelli, di sassi e gettate di olio bollente: la spirale che solitamente si dipana in verso orario, poi, obbliga gli attaccanti ad essere esposti sempre sul fianco destro il quale è scoperto, poiché è con la destra che si impugnano le armi da offesa, mentre è con la sinistra che si porta lo scudo.
Superati i vari ordini di sbarramento con un elevato costo, in termini di vite umane, di materiali e di tempo, si giunge all’ultimo caposaldo: l’imponente torre del mastio dove il castellano, ritirata la scala di legno che sale alla unica porta aperta a parecchi metri di altezza – la pusterla - può guadagnare altre ore e altri giorni preziosi.
Il castello come residenza.
Il settore residenziale, di norma , si trovava distribuito su uno o più piani fuori terra:
I locali erano accessibili attraverso pusterle collocate a diversi metri di altezza dal piano terreno e collegate a mezzo di ponti levatoi o scale removibili con le altre parti della fortezza.
Fino a tutto il XIV secolo la zona residenziale era utilizzata in modo promiscuo dai signori, dal personale di servizio, vi si trovavano i depositi per le riserve alimentari ed i vani per il ricovero degli animali domestici.
Successivamente si ha la divisione dei settori abitativi tra i vari nuclei familiari e le varie funzioni svolte.
Le zone residenziali comprendevano, innanzitutto, le camere da letto e, di norma, un unico locale che fungeva sia da soggiorno comune all’intera “familia “ , riscaldato in inverno per mezzo di una stufa di ceramica od un camino, sia da luogo per le udienze ed altri atti pubblici.
Tra i locali di servizio, quasi totalmente assenti i corridoi e soprattutto le latrine, vi era la cucina, spesso con annessi più ripostigli nei quali si trovavano arche e cassoni che contenevano i generi alimentari: granaglie, legumi, carni salate, olii, vino, aceto, …. ma anche attrezzi ed utensili vari.

Illuminazione degli ambienti.
Negli ambienti la luce naturale filtrava attraverso piccole e rare finestre, di norma aperte lungo il lato più protetto del maschio il quale sempre si trovava all’interno dell’ultima cinta murata, quindi con scarsa luminosità. Le aperture finestrate venivano chiuse generalmente con sportelloni di legno che offrivano protezione contro intrusioni o proiettili e, in periodo invernale, almeno parzialmente isolavano dal freddo, impedendo, però, anche l’entrata della luce.
Per ovviare a ciò, una piccola porzione della finestra, verso l’alto, veniva chiusa con gli occhi di vetro legati in piombo, mentre la rimanente con intelaiature sulle quali si stendeva pergamena fine o tela di lino trattata con olio e trementina per renderla traslucida, spesso impermeabilizzata con cera d’api ( impannate ).
Per quanto riguarda l’illuminazione artificiale, ci si avvaleva quasi esclusivamente della lucerna, alimentata ad olio o grasso animale e del “ candelabrum” intendendo con questi termini sia il candeliere da appoggiare su mobili o entro nicchie nel muro che la più grande torciera saliente da terra o ancorata alla parete.

Arredo
Data la elevata esposizione al rischio di assedio ed alla probabile necessità di rifugiarsi altrove, l’arredo del castello era improntato sulla mobilità.
L’elemento principe era il cassone robusto, solido e spesso privo di decorazioni insieme con casse, cofani, forzieri, “ banchae “ arche e piccole cassette che, oltre a contenere gli abiti, le suppellettili e oggetti fra i più disparati, fungeva al tempo stesso anche da tavolo, da sedia e talvolta da appoggio per il letto.
Nella camera da letto, comunque, si giaceva sulla lectica la quale era provvista di alta testata e sulla quale veniva adagiato il lectus, un primo materasso rigido al quale venivano sovrapposti uno o più morbidi plumacii, le lenzuola ed i cuscini, le eventuali coperte e la cultra, quasi sempre decorata a colori vivaci. Per garantire un minimo di intimità e per mantenere il poco calore disponibile, spesso la lectica era chiusa dalla curtina, anche questa abbellita da più colori e a volte depicta.
Per tutto il medioevo la funzione decorativa veniva assegnata all’uso dei tessuti a cui, dalla fine del Duecento in poi, si uniscono i manufatti in cuoio cotto.
Essi giocavano un ruolo rilevante nella decorazione degli interni, tanto più che si prestavano facilmente ad essere imballati e trasportati da una residenza all’altra della famiglia.
Nelle fonti iconografiche sono descritti pannelli in cuoio e stoffe di fattura pregiata, dipinte o ricamate a colori vivaci spesso arditamente alternati, usate per ricoprire i cassoni ed i loro affini
( a capsonis, a coffinis, a banchis ) ma anche per confezionare cortine, cuscini, copritavoli, interi parati.

ALCUNI TIPI DI FORTIFICAZIONI MINORI

La torre castellata.
E’ un fortilizio di modeste dimensioni avente più che altro funzione di controllo e di avvistamento, costituito da una torre di vedetta protetta da uno sbarramento murato o palizzata, spesso anche da un fossato e dalla dimora del signorotto locale.
La torre castellata era un deterrente piuttosto che una fortificazione vera e propria e non certo ideata per poter resistere ad un lungo assedio: un ponte levatoio, qualche caditoia per l’olio bollente, muraglioni abbastanza alti per dissuadere gli scalatori, feritoie per gli arcieri ed i balestrieri, muri a prova di ariete era quanto bastava.

La casa – torre o casaforte
E’ impossibile delineare uno schema tipo di tale costruzione, stante la grande varietà tipologica.
Si tratta infatti di manufatti fortificati utilizzati per varie funzioni: semplice controllo di una zona, residenza protetta, centro di una proprietà, rifugio per gli abitanti dei dintorni.
La porta d’ingresso non è mai sulla strada, ma al piano superiore e sopra c’è, molto spesso, una sporgenza con caditoie per l’olio bollente.
Il primo piano serve per il soggiorno; di sotto stanno i magazzini e, di sopra, piccole camere da letto.
Esempi in qualche modo distintivi sono le case – forti dell’ Appennino reggiano e che erano, agli inizi, parte del sistema strategico difensivo voluto dalla contessa Matilde di Canossa.