Nell’ambito
della nostra attività di living history abbiamo dovuto
affrontare il problema dell’equipaggiamento indossato
dai fanti del periodo da noi preso in esame (1230-1260),
è infatti impossibile definire con esattezza come
e perché un fante si muoveva senza sapere (e provare)
cosa indossasse, da ciò è nata la necessità
di informarci e soprattutto ricostruire l’equipaggiamento
di un fante comunale Italiano.
Nel testo, per chiarire meglio le descrizioni, ho inserito
immagini tratte dalla bibbia Maciejowski, realizzata nel
1250 da un ignoto artista parigino e ritenuta dagli storici
uno dei migliori documenti iconografici del periodo.

L’abbigliamento dell’uomo è composto
dai seguenti capi indossati nell’ordine:
Una CAMICIA di cotone leggero, altrimenti di lino, di taglio
ampio e con maniche piuttosto aderenti, lunga a metà
coscia e il cui collo è chiuso mediante laccetti
di tessuto (in altri casi con la novità dell’epoca
- un bottone o boctone di stoffa o metallico).
Le
mutande o più propriamente le BRACHE in fine cotone
(ma possono essere anche in lino), generalmente in colore
naturale, si presentano come ampi pantaloni che arrivano
sotto le ginocchia e sono sostenuti da una fettuccia di
stoffa passante attraverso asole praticate nel giro vita
delle brache stesse, annodata frontalmente.
Le brache sono aperte lungo tutta la parte interna, tra
le gambe, fino quasi al cavallo, onde permettere a chi le
indossa di orinare senza doverle togliere, dato che in questo
periodo non è ancora in uso la patta. Non essendo
cucita all’interno, ogni gamba dell’indumento
forma due lembi di tessuto ai quali è fissata una
fettuccia, questa serve per serrare sotto al ginocchio la
gamba della mutanda quando s’indossano le calzebrache.
Alla vita delle brache sono poi cucite due fettucce alle
quali si legano i lacci delle calzebrache.
Le
CALZEBRACHE che il nostro uomo indossa sono delle lunghe
calze di lana separate una dall’altra, che ricoprono
in modo più o meno aderente la gamba, dal piede alla
coscia. Esse si legano alle brache mediante due fettucce
di tessuto o di cuoio fatte passare in due asole poste sulla
parte frontale del giro coscia, che devono essere legate
alle fettucce fissate sulla corrispondente zona frontale
delle brache.
Con il tempo le calzebrache tendono a perdere la perfetta
aderenza alla gamba, dando luogo ad un rimborso della calza
verso il basso, per ovviare a quest’inconveniente
si usano lacci da gamba di pelle o stoffa, con o senza fibbie,
per stingere il tessuto all’altezza del ginocchio.

Sopra il corredo fin qui descritto, che potremmo definire
“intimo”, l’uomo indossa la TUNICA o GONNELLA,
l’indumento per eccellenza, uno dei capi attraverso
i quali si può determinare il ceto d’appartenenza
o la ricchezza di un personaggio.
Generalmente essa è in lana per l’inverno,
mentre nei periodi estivi può essere in lino. La
gonnella ha un taglio molto ampio, la s’indossa dalla
testa e se ne chiude il collo solitamente con laccetti di
pelle, tela o bottoni, maniche lunghe aderenti al braccio.

A
completamento dell’abbigliamento il nostro uomo indossa
una GUARNACCA, la guarnacca è, usando un termine
moderno un vero e proprio “cappotto” ampio,
con maniche, lunga fino alle ginocchia.
Essa s’indossa allacciandola sul davanti con lacci
di pelle o tessuto oppure infilandola dalla testa. Questo
soprabito, rispetto agli altri è caratterizzato dagli
ampi tagli verticali praticati sulle maniche all’altezza
dei gomiti, onde far passare le braccia lasciando le maniche
pendenti all’indietro, i tagli, in un altra versione
forse più comune, sono praticati frontalmente all’altezza
delle spalle, sopra le ascelle.
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Artigiano,
ceto medio basso
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Mercante,
ceto medio basso

Borghese,
ceto medio alto
