VITA CIVILE


> IL COSTUME ITALIANO NEL XIII
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Di Silvio Tizzi

Nell’ambito della nostra attività di living history abbiamo dovuto affrontare il problema dell’equipaggiamento indossato dai fanti del periodo da noi preso in esame (1230-1260), è infatti impossibile definire con esattezza come e perché un fante si muoveva senza sapere (e provare) cosa indossasse, da ciò è nata la necessità di informarci e soprattutto ricostruire l’equipaggiamento di un fante comunale Italiano.
Nel testo, per chiarire meglio le descrizioni, ho inserito immagini tratte dalla bibbia Maciejowski, realizzata nel 1250 da un ignoto artista parigino e ritenuta dagli storici uno dei migliori documenti iconografici del periodo.

 


L’abbigliamento dell’uomo è composto dai seguenti capi indossati nell’ordine:
Una CAMICIA di cotone leggero, altrimenti di lino, di taglio ampio e con maniche piuttosto aderenti, lunga a metà coscia e il cui collo è chiuso mediante laccetti di tessuto (in altri casi con la novità dell’epoca - un bottone o boctone di stoffa o metallico).

 

 

Le mutande o più propriamente le BRACHE in fine cotone (ma possono essere anche in lino), generalmente in colore naturale, si presentano come ampi pantaloni che arrivano sotto le ginocchia e sono sostenuti da una fettuccia di stoffa passante attraverso asole praticate nel giro vita delle brache stesse, annodata frontalmente.

Le brache sono aperte lungo tutta la parte interna, tra le gambe, fino quasi al cavallo, onde permettere a chi le indossa di orinare senza doverle togliere, dato che in questo periodo non è ancora in uso la patta. Non essendo cucita all’interno, ogni gamba dell’indumento forma due lembi di tessuto ai quali è fissata una fettuccia, questa serve per serrare sotto al ginocchio la gamba della mutanda quando s’indossano le calzebrache. Alla vita delle brache sono poi cucite due fettucce alle quali si legano i lacci delle calzebrache.

Le CALZEBRACHE che il nostro uomo indossa sono delle lunghe calze di lana separate una dall’altra, che ricoprono in modo più o meno aderente la gamba, dal piede alla coscia. Esse si legano alle brache mediante due fettucce di tessuto o di cuoio fatte passare in due asole poste sulla parte frontale del giro coscia, che devono essere legate alle fettucce fissate sulla corrispondente zona frontale delle brache.
Con il tempo le calzebrache tendono a perdere la perfetta aderenza alla gamba, dando luogo ad un rimborso della calza verso il basso, per ovviare a quest’inconveniente si usano lacci da gamba di pelle o stoffa, con o senza fibbie, per stingere il tessuto all’altezza del ginocchio.

 

 


Sopra il corredo fin qui descritto, che potremmo definire “intimo”, l’uomo indossa la TUNICA o GONNELLA, l’indumento per eccellenza, uno dei capi attraverso i quali si può determinare il ceto d’appartenenza o la ricchezza di un personaggio.
Generalmente essa è in lana per l’inverno, mentre nei periodi estivi può essere in lino. La gonnella ha un taglio molto ampio, la s’indossa dalla testa e se ne chiude il collo solitamente con laccetti di pelle, tela o bottoni, maniche lunghe aderenti al braccio.

 

A completamento dell’abbigliamento il nostro uomo indossa una GUARNACCA, la guarnacca è, usando un termine moderno un vero e proprio “cappotto” ampio, con maniche, lunga fino alle ginocchia.
Essa s’indossa allacciandola sul davanti con lacci di pelle o tessuto oppure infilandola dalla testa. Questo soprabito, rispetto agli altri è caratterizzato dagli ampi tagli verticali praticati sulle maniche all’altezza dei gomiti, onde far passare le braccia lasciando le maniche pendenti all’indietro, i tagli, in un altra versione forse più comune, sono praticati frontalmente all’altezza delle spalle, sopra le ascelle.

 



Artigiano, ceto medio basso

 

Mercante, ceto medio basso

 

Borghese, ceto medio alto