Antichi
Giochi da Tavoliere
Di Raul Triberti

Il
Mulino è uno dei giochi più antichi che si
conoscano, in Italia sono state trovate oltre 300 incisioni
rupestri, soprattutto nel Nord, in Piemonte ed in Liguria.
Trattasi di una serie di schemi assai vasti ed all uso di
un numero variabile di pedine.
Nel Libro de los juegos di Alfonso X il Saggio redatto nel
1283 il gioco del Mulino occupa ben quattro capitoli e propone
anche una variante con l’utilizzo dei dadi.
Il gioco ha tantissime varianti e denominazioni, viene spesso
chiamato Filetto, denominazione della sua variante più
semplice.
COME
SI GIOCA
Si gioca in due con 18 pedine 9 bianche e 9 nere, ogni giocatore
ha a disposizione una sola mossa per turno. Lo svolgimento
del gioco si struttura in tre fasi.
Fase di posizionamento: in questa fase ciascun giocatore,
a turno, colloca una nuova pedina sul tavoliere, in una
intersezione ancora libera. In questa fase non è
possibile muovere le pedine già collocate sul tavoliere,
quando un giocatore realizza una fila ininterrotta di tre
pedine del proprio colore, poste su di una stessa linea
continua in orizzontale o in verticale può catturare
una pedina avversaria, l’allineamento di tre pedine
è detto Mulino.
Fase di movimento:conclusa la prima fase, il giocatore di
turno deve, muovere una propria pedina a scelta. Lo spostamento
avviene verso un’altra intersezione, purché
essa sia libera ed adiacente rispetto a quella di partenza.
Il movimento avviene sempre in orizzontale o verticale,
mai in diagonale. Il movimento è sempre obbligatorio.
Se un giocatore non ha possibilità di movimento,
perde la partita. Anche in questa fase se un giocatore realizza
un Mulino cattura una pedina avversaria togliendola dal
tavoliere. La fase di movimento termina quando uno dei due
giocatori rimane con solo 3 pedine.
Fase finale: in questa fase il gioco procede come nella
fase di movimento, l’unica differenza è che
quando un giocatore rimane con solo 3 pedine può
muovere in una qualsiasi intersezione libera del tavoliere,
anche non adiacente a quella di partenza. Vince la partita
chi realizza un Mulino e riduce l’avversario a solo
2 pedine oppure impedisce il movimento all’avversario.

Il
gioco è menzionato la prima volta con il nome di
El-qirkat in un manoscritto arabo intorno al 976 D.C.. In
epoca successiva lo ritroviamo nel celebre libro di Alfonso
X il Saggio.
La struttura del tavoliere e il meccanismo di movimento
e di presa delle pedine sono molto simili a quelli di altri
giochi appartenenti a culture estremamente diverse.
Verso l’anno mille emerge una variante che porta l’Alquerque
su una scacchiera 8x8 ed ecco che nasce l’archetipo
della Dama.
COME
SI GIOCA
Si gioca in due con 12 pedine bianche e 12 pedine nere,
la mossa consiste nel muovere una sola pedina lungo le linee
del tavoliere e di un solo incrocio, o mangiare secondo
i medesimi criteri della dama. La pedina catturata viene
rimossa dal tavoliere. L’incrocio di arrivo deve essere
sempre libero. Ogni incrocio può essere occupato
al massimo da una pedina. Quando la cattura è possibile
è obbligatoria. I pezzi possono essere mossi in orizzontale,
verticale o diagonale, ma sempre procedendo verso il campo
avversario o restando sulla linea di movimento già
occupata. Non è ammesso spostare la pedina avanti
o indietro in posizione già occupata nella mossa
precedente. Quando una pedina raggiunge la linea di fondo
del campo avversario, può muoversi solo in orizzontale,
non può retrocedere, questo movimento è ammesso
solo per catturare.
La partita ha termine quando uno dei due giocatori rimane
senza pedine, poiché sono state tutte catturate,
oppure quando il giocatore è posto in condizioni
tali da non poter muovere neppure uno dei suoi pezzi.

Viene
citato nella saga di Grettis, scritta probabilmente da un
monaco islandese alla fine del XIII secolo. In Spagna lo
si trova come De Cercar la Liebre nel manoscritto di Alfonso
X i Saggio.
Tutti gli antichi tavolieri di questo gioco hanno in comune
la struttura a croce con bracci variabili, sui quali stanno
da un minimo di 25 a un massimo di 65 caselle per le pedine.
Il tavoliere di Alfonso X a 25 caselle, sulle quali si scontrano
tredici pedine contro una, tredici oche ed una volpe.
COME SI GIOCA
Si gioca in due con 13 pedine bianche (Oche), 1 pedina nera
o rossa (Volpe). L’obbiettivo del gioco è differente
per i due giocatori:
- Il bianco deve immobilizzare la volpe impedendole qualsiasi
mossa;
- Il nero (la Volpe) ha l’obbiettivo di catturare
tutte le pedine nemiche o tante quante sono necessarie per
rendere l’avversario inoffensivo. Ogni giocatore può
effettuare una sola mossa. Le pedine bianche (Oche) si spostano
da un incrocio ad un altro adiacente, libero, con un movimento
solo ortogonale, la Volpe si sposta di un incrocio per volta,
in qualsiasi direzione, anche in diagonale.
La Volpe può catturare le Oche come nella Dama. Le
pedine catturate vengono tolte dal gioco. Le Oche non possono
catturare la Volpe, ma devono cercare di immobilizzarla,
impedendole qualsiasi mossa.

Il
Tablut ha origini molto antiche e deriva dal’ Alatafl,
frammenti di componenti risalgono al 400 dopo Cristo.
Il Tablut conferma la larghissima diffusione che nel corso
del Medioevo ebbero in Europa e in Asia tutti quei giochi
in cui i due avversari si confrontano ad armi impari, secondo
regole diseguali, che li differenziano per dotazione di
pezzi, movimento e obbiettivi. Probabilmente anche nel Tablut
l’elemento ispiratore è quello della caccia,
dove cacciatore e preda non possono essere posti sullo stesso
piano; questa immagine iniziale è stata successivamente
trasposta in campo militare, per simboleggiare il confronto
fra due schieramenti marcatamente diversi.

I
Dadi
I dadi sono oggetti ludici di origine molto antica; se ne
sono trovati anche nelle tombe dei faraoni egizi in svariate
forme.
In epoca romana il sostantivo Alea indicava il dado da sei
lati, più tardi la stessa parola assunse il significato
di Gioco Dei Dadi e successivamente definì qualunque
gioco basato sulla fortuna. La trasformazione del significato
originale di Alea, manifestò l’esigenza di
coniare il nuovo termine del Taxillus per definire esattamente
il dado.
Di materiale vario, fra cui il legno e il metallo, i dadi
più ricercati erano quelli in osso pesante, dato
che rotolavano meglio. Il gioco dei dadi, nelle sue svariate
forme era fra i più praticati nel Medioevo. Tale
pratica ludica era talmente diffusa e amata che non esisteva
ceto sociale che non la praticasse.

I
Dadi e il gioco dell Azar
Si gioca con 3 dadi a 6 facce, si vince con il punteggio
totale di 15,16,17 o 18, oppure con i numeri opposti cioè
6,5,4,3. Se il primo giocatore non ottiene i numeri citati
cioè non ottiene un Azar il numero uscito viene assegnato
all’avversario, che dopo aver tentato di ottenere
nel suo turno l’Azar, dovrà in quello successivo
ottenere il risultato assegnatogli dal tiro precedente dell’avversario.
Esempio 1: il primo giocatore tira 3+2+1=6 Azar vince
Esempio 2: primo giocatore- tira 2+4+1=7, non vince il numero
viene dato all’avversario
Secondo giocatore-tira 5+5+1=11, non vince, il punto ottenuto,
11, viene dato al primo giocatore.
Ora, il Primo giocatore può vincere solo se tira
ancora il suo numero cioè 11; perde se tira il numero
avversario, cioè 7, oppure se tira un Azar, che viene
definito Reazar.allo stesso modo il Secondo giocatore può
vincere solo se tira il suo numero cioè 7, perde
se tira il numero avversario, cioè 11. Non perde
se tira un Reazar.

Fonti :
www.pergioco.net
www.asgs.sm
"Giocare
nel Medioevo" di Giancarlo Ceccoli, edizioni AIEP.