| >RICOSTRUZIONE DEL CAVALIERE MEDIEVALE (XII E XIII SEC.) |
|
|
Testo di Ivano NESTA
Fotografia di G.M. Giughese
FONTI :CAVALIERI E CAVALLERIA NEL MEDIOEVO – JEAN FLORI – G. EINAUDI SPA

Esprimere in poche pagine ciò che è stata l’istituzione della cavalleria non è cosa semplice, poiché molteplici sono state le trasformazioni ed i coinvolgimenti accaduti in quell’arco di mille anni denominato medioevo.
In questo articolo quindi parleranno più le immagini che le parole, perché molto è stato già scritto su questo argomento in maniera approfondita e competente.
Un breve escursus comunque su ciò che ha rappresentato il cavaliere nel mondo medievale fino al sec. XIII è stato di seguito doverosamente tracciato, al fine di fornire le informazioni di base a chi è a conoscenza solo dello stereotipo classico del nobile eroe in scintillante armatura.
L’origine della cavalleria va cercata nel mondo barbarico, quando con la caduta dell’impero romano, si affacciano alla ribalta popolazioni che esaltavano le virtù militari, il concetto di onore e che avevano sviluppato il combattimento a cavallo : Goti, Longobardi,Alani, Vandali e Avari.
E’ però con la successiva affermazione del dominio dei Franchi in Europa che la cavalleria inizia a imporsi gradatamente sulla fanteria; in questo periodo viene adottata la staffa che precedentemente era sconosciuta ed il guerriero trova nella religione cristiana una importante componente fra i valori etici che contraddistingueranno la figura del cavaliere.

Con la dinastia carolingia viene rafforzata l’istituzione del vassallaggio, mediante il beneficio del quale il sovrano chiedeva in cambio di concessioni terriere, il servizio militare di guerrieri equipaggiati con armamento pesante.
Il vassallaggio si trasforma col tempo in feudalesimo: un sistema di controllo del territorio, solitamente presidiato da un castello, che svolge funzioni amministrative e di difesa ed è intorno al sec. XI che questo sistema contribuisce al grande sviluppo della cavalleria.
Le rendite derivanti dall’amministrazione feudale consentono al cavaliere di dotarsi di una struttura per la guerra estremamente costosa: scudieri, serventi d’arme (serragenti), cavalli di ricambio e relative bardature, stallieri, usberghi, elmi, scudi, lance, spade, daghe, scuri e mazze.
COSTO DELL’EQUIPAGGIAMENTO CAVALLERESCO nel sec. XII
1 Destriero (cavallo addestrato da guerra) valeva dai 10 ai 16 buoi o 2 Palafreni o 2 Giumente (cavalli veloci per la caccia)
1 Palafreno o 1 Giumenta valevano 3 Ronzini (cavalli da tiro)
1 Usbergo valeva 3 Destrieri
1 Usbergo + 1 Elmo + 1 Spada valevano 50/60 buoi
Il mantenimento di un cavaliere annuo equivaleva alla rendita di un’azienda agricola di 150 ettari.
Sul finire del sec. XI viene introdotta dai normanni la tecnica di guerra che caratterizzerà per sempre il cavaliere ossia la carica di cavalleria a ranghi compatti con la lancia in resta, considerata risolutiva sui campi di battaglia del medioevo per la sua forza d’urto.

Da guerriero d’elite il cavaliere assume progressivamente il rango di nobile.
Il codice cavalleresco impone di mostrare grande liberalità e vivere con grande sfarzo e nel sec. XIII il cavaliere si fonde definitivamente con l’aristocrazia, chiudendo sempre più l’accesso alla cavalleria a chi non poteva rivendicare nobili natali.
Tuttavia per diventare cavaliere occorrevano determinate capacità fisiche e non tutti i nobili si fanno armare cavalieri.
L’addestramento del cavaliere iniziava in età precoce, dapprima come scudiero era affidato ad un tutore che aveva il compito di forgiarne il carattere ed il fisico, fino a farlo diventare una perfetta macchina da combattimento e terminava con il rito dell’investitura nel corso del quale, dopo una notte di veglia e raccoglimento, al novello cavaliere venivano consegnate le armi e gli si chiedeva di sottoporsi all’impegno di osservare i principi dell’istituzione cavalleresca.
L’impiego del cavaliere in battaglia era considerato un beneficio indiscusso: dava morale alle truppe di fanteria alleate e risultava essenziale per scompaginare le linee nemiche, tanto che poteva non di rado accadere che la defezione in battaglia dei cavalieri generasse scompiglio fra il resto delle truppe e conseguente sconfitta.
Anche se si viveva quasi costantemente in un clima turbolento e violento, nel medioevo le grandi battaglie però non furono molto numerose.
Fare la guerra consisteva il più delle volte in operazioni di assedio, rapide incursioni con saccheggi o guasto del territorio nemico e certamente i cavalieri combattevano anche appiedati.
La classe dei cavalieri componeva l’elitè degli eserciti medievali, ma il più delle volte ne costituiva la parte minore e doveva appoggiarsi alle altre unità composte da fanti, tiratori e costruttori di macchine da guerra, nel sec. XII il rapporto fra cavalieri e fanti era di 1 a 10.
Il rituale nel combattimento fra cavalieri prevedeva raramente la morte dell’avversario, una volta ottenuta la vittoria era preferibile catturare un cavaliere avversario e mantenerlo senza maltrattamenti fino ad ottenere il riscatto richiesto.
I componenti della fanteria invece erano disprezzati dai cavalieri, in caso di sconfitta, poichè non possedevano ricchezze venivano uccisi senza pietà, un fatto talmente scontato che il più delle volte non veniva neanche menzionato dai cronisti dell’epoca.
Nelle battaglie la prospettiva di fare bottino era uno degli stimoli più motivanti, sottrarre la proprietà del nemico era considerato del tutto legittimo, i morti venivano spogliati delle loro armature e tutti a cominciare dai cavalieri ne traevano profitto.
In tempo di pace il cavaliere si manteneva in esercizio dedicandosi alla pratica venatoria o tramite i tornei, questi ultimi erano organizzati come vere e proprie battaglie che si tenevano in territori vasti ed aperti, nel corso delle quali, si poteva anche andare incontro alla morte nonostante si trattasse di simulazioni.

Anche il torneo come la guerra procurava ai vincitori bottino, prede e riscatti.
La giostra, una variante più “cortese” da non confondersi con il torneo, si teneva invece in spazi circoscritti e prevedeva scontri individuali.
Accanto ai cavalieri combattevano i serragenti o berrovieri, che disponevano di un armamento di qualità inferiore; erano piccoli proprietari terrieri, talvolta nobili o si trattava di professionisti della guerra di origine plebea.

EQUIPAGGIAMENTO DEL CAVALIERE (SEC. XII – XIII)
Ricostruzione di Nicola SCIANNIMANICO.
Nei due secoli relativi al periodo preso in esame l’equipaggiamento da guerra del cavaliere subisce poche variazioni.
L’armamento del cavaliere del sec. XII da noi ricostruito, risente ancora fortemente dell’influenza esercitata dai normanni, i signori della guerra nel mondo occidentale nei secoli XI - XII.
Questo cavaliere del sec. XII indossa a protezione della testa uno SPAGEN HELM (elmo a spicchi)dipinto, ossia un elmo provvisto di nasale, composto da quattro elementi triangolari separati che una volta uniti e curvati gli conferiscono una forma conica adatta a deviare i fendenti di spada.
A completare la protezione della testa e del collo, sotto l’elmo è indossato un CAMAGLIO, ossia un cappuccio in maglia di ferro.

L’ USBERGO, che era costituito da migliaia di anelli in metallo concatenati, copre il corpo fino a mezza coscia ed ai gomiti.
L’usbergo seppur pesante (circa 15 kg) era flessibile, non intralciava i movimenti e costituiva un’ottima protezione contro le ferite da taglio, ma proprio a causa della sua flessibilità, era di scarso aiuto nel ridurre i traumi da impatto.
L’usbergo era indossato sopra il GAMBESON, una giubba imbottita con i più disparati materiali: fibre vegetali, crine di cavallo, strati di stoffa sovrapposta che come l’usbergo, serviva per assorbire efficacemente l’impatto provocato dalle armi da taglio.
A protezione delle mani sono indossate MUFFOLE, caratteristici guanti in maglia di ferro, con la sola separazione del pollice.
Lo SCUDO è in legno rivestito in pelle ed ha la tipica forma ad “aquilone” o a “ mandorla”; le sue grandi dimensioni consentono di proteggere anche la parte inferiore delle gambe.
La LANCIA, l’arma più usata dal cavaliere, era formata da un’asta di legno lunga circa 2,5 mt e da una punta di metallo. All’asta della lancia è stato applicato un pennone terminante con tre guidoni, riportante l’araldica del cavaliere.
La SPADA arma emblematica del cavaliere, era composta da :
LAMA a sua volta composta da tre parti: debole (punta), medio(parte centrale) e forte (parte più vicina all’elsa).
La lama lunga circa 1 metro, era ottenuta forgiando ferro dolce ed acciaio in modo da ottenere un corpo centrale flessibile col bordo più resistente (filo).
La lama nel senso della lunghezza presentava una scanalatura nel mezzo che consentiva di alleggerire il peso della spada e la rendeva nel contempo più robusta.

CODOLO faceva parte della lama, sul quale veniva montata l’elsa (o guardia), l'impugnatura e il pomo.
ELSA/GUARDIA nome attribuito alla barretta che divideva, in basso, l’impugnatura dalla lama e che serviva a proteggere la mano.
IMPUGNATURA fabbricata in legno e rivestita in pelle.
POMO aveva la funzione di bilanciare la lama, in modo che la spada fosse equilibrata e facile da maneggiare.
Il FODERO della spada era costruito da due doghe di legno, scavate su di un lato che accostate lasciavano uno spazio sufficiente all’inserimento della lama. Erano poi unite da colle e coperte di pelle; all’estremità veniva applicati dei rinforzi in metallo.
Il peso di una spada si aggirava mediamente su 1,5 kg.
Nel sec XIII l’elmo conico con nasale va progressivamente scomparendo ed il secondo cavaliere da noi ricostruito, indossa a protezione della testa un ELMO PENTOLARE con maschera, specifico per il combattimento a cavallo; sotto l’elmo era indossata una cuffia imbottita.
L’USBERGO in questo caso è dotato di un cappuccio per la protezione della testa anch’esso in maglia di ferro e copre tutto il corpo comprese braccia per intero e gambe fino al ginocchio.
Lo scudo pur mantenendo la forma triangolare è diventato di dimensioni più ridotte, perché a protezione della parte inferiore del corpo vengono indossati, oltre ai GAMBALI in maglia di ferro, degli SCHINIERI in piastra metallica.
La SOPRACOTTA viene indossata sopra all’usbergo per mitigare il riscaldamento prodotto dai raggi solari sul metallo e poteva riportare i simboli araldici del cavaliere. |