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IL TIRO CON L'ARCO STORICO |
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Di
Ivano Nesta
Articolo pubblicato sul numero di Aprile 2008 della rivista ARCO.
Seguire
con lo sguardo il volo di una freccia lungo la sua traiettoria,
sentire il fruscio delle penne che fendono l’aria ed
assaporare con soddisfazione il rumore secco provocato dalla
punta che impatta sul bersaglio, è una sensazione straordinaria
per quelli come noi, della Compagnia Arcieri e Balestrieri
di Sant’Uberto, che praticano il tiro con l’arco
storico, una sensazione talmente bella che viene voglia di
trasmetterla a quante più persone possibili.
Vogliamo quindi provarci con questo scritto cercando di divulgare
i contenuti di una tradizione caduta in disuso con l’avvento
delle armi da fuoco, non facile da apprendere, ma che ha il
merito di riportare l’uomo ad una dimensione più
naturale, dove contano solo le capacità individuali
delle persone.
Vagare nel verde silenzio di un bosco cimentandosi con riproduzioni
di archi e frecce storici, consente di far ritornare a galla
antichi istinti ai quali l’uomo ha fatto ricorso nei
millenni per sopravvivere.
Nella pratica del tiro con l’arco storico vengono infatti
esaltate le capacità fisiche dell’arciere, perché
contrariamente al tiro con l’arco moderno nessun tipo
di aiuto derivante dalla tecnologia viene considerato.
Materiali come : fibra di vetro, alluminio e carbonio utilizzati
nella costruzione degli archi odierni, congegni sofisticati
come mirini, diottre, silenziatori e stabilizzatori che facilitano
la vita dell’arciere moderno, non esistono in questa
disciplina.
Il legno, il corno ed il tendine sono i materiali naturali
che vengono utilizzati per costruire le riproduzioni di archi
storici; è la forza fisica dell’individuo che
consente di dominare archi che devono essere necessariamente
potenti per fornire prestazioni efficaci, come doveva verificarsi
nel passato per fermare una preda o un nemico ed è
la capacità di astrazione del cervello che consente
di visualizzare istintivamente le distanze e tracciare le
traiettorie che dovranno compiere le frecce per arrivare al
bersaglio.
Esistono
molte varietà di stile di tiro con l’arco storico,
sovente in relazione con le molteplici tipologie di archi
che l’uomo ha costruito nel corso della storia.
Quello descritto in queste pagine è lo stile di tiro
ereditato dalla tradizione europea, il metodo di tiro che
utilizzavano gli arcieri occidentali medievali per la caccia
e per la guerra.
Contrariamente a ciò che avvenne in oriente, dove nel
passato furono stilati numerosi scritti sull’argomento,
in occidente risultano piuttosto scarse le fonti storiche
alle quali attingere.
Tuttavia alcune nozioni ci sono pervenute da certi trattati
medievali sull’arte venatoria, ma è soprattutto
nell’opera “Toxophilus” di Roger Ascham
(sec. XVI), alla quale facciamo riferimento in queste pagine,
che troviamo tecniche e consuetudini ancora oggi utilizzate.
OPERAZIONI
PRELIMINARI
La prima operazione per iniziare a tirare è quella
di mettere in trazione l’arco che solitamente, dopo
ogni utilizzo viene messo a riposo scarico; occorre quindi
in questa fase assicurare la corda dell’arco alle due
scanalature poste all’estremità dei flettenti
: le nocche.
Per eseguire questa operazione possono essere utilizzate alcune
delle varie tecniche tramandate dalla storia come quelle illustrate
nelle FIGURE 1 e 2

FIGURA 1

FIGURA 2
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Sono
entrambe modalità che tramite braccia e gambe, consentono
di formare una leva utile per piegare l’arco in modo
da inserire la corda nelle nocche, ma l’utilizzo della
falsa corda, visibile nella FIGURA 3, è la soluzione
più sicura per salvaguardare l’arco da possibili
deformazione dei flettenti o rotture che potrebbero verificarsi
nel corso di questa delicata operazione.

FIGURA 3
Ricordiamo
ancora che l’arco storico è realizzato con materiali
organici come legno, corno e tendine, elementi questi che
reagiscono e si modificano in base alla temperatura ambientale.
Ogni arco storico teme il freddo e l’umidità;
le fibre dalle quali è composto si contraggono alle
basse temperature, è pertanto consigliabile eseguire
le tecniche di incordatura con calma e precauzione, al fine
di prevenire fratture e deformazioni.
Se ci troviamo alle prese con un arco semplice in legno in
caso di basse temperature, sarebbe consigliabile, ogni volta
prima dell’incordatura, frizionare energicamente i flettenti
con un panno in modo da scaldare e rendere più duttili
le fibre lignee.
Dopo aver incordato l’arco sarebbe bene lasciarlo riposare
per una manciata di minuti in modo da consentire alla fibre
che sono state appena sottoposte ad uno stress di assestarsi.
Al termine dell’uso, quando si deve scaricare l’arco
si compiranno le stesse operazioni descritte nelle figure
1, 2 e 3, ma al contrario in modo da sganciare la corda dalle
nocche.
Perché un arco operi nelle migliori condizioni è
necessario che la corda sia stata posizionata nelle nocche
alla giusta lunghezza, occorre quindi verificare che fra l’incavo
dell’arco e la corda tesa intercorra la distanza di
un palmo di una mano aperta. FIGURA 4.

FIGURA 4
Se
tale distanza fosse minore l’arco esprimerebbe più
potenza nel tiro, perché nella fase di trazione si
otterrebbe un’escursione maggiore della freccia con
maggiore accumulo di energia, ma ciò inciderebbe negativamente
sulla stabilità dell’arco con fastidiose vibrazioni
e non rare dolorose frustate sull’interno dell’avambraccio
che regge l’arco, provocate al rilascio della corda.
Se invece tale distanza fosse maggiore l’arco, anche
se risulterebbe più stabile, perché subisce
minori vibrazioni, perderebbe parte della sua potenzialità.
Prima di eseguire il tiro è consigliabile adottare
ancora un’ulteriore precauzione eseguendo una serie
di trazioni a vuoto lente e sempre più graduali, riaccompagnando
ogni volta la corda dopo averla tesa, fino a raggiungere l’allungo
definitivo, in modo da consentire alle fibre dell’arco
di distendersi gradatamente; mai eseguire una trazione completa
di scatto e a freddo, se si vogliono evitare brutte sorprese.
LA
TECNICA DEL TIRO ISTINTIVO
Ora siamo finalmente pronti per scagliare le prime frecce;
vediamo in sintesi come avviene il gesto nel suo insieme e
poi passeremo ad analizzare nelle 5 azioni che lo costituiscono.
Gli occhi sono entrambi aperti per valutare meglio la distanza
alla quale è posto il bersaglio, la freccia viene incoccata
nella corda ed appoggiata sul dorso della mano che stringe
l’impugnatura dell’arco, il braccio che sorregge
l’arco inizia a compiere un’azione di spinta,
mentre quello che tiene la corda compie una trazione fino
a raggiungere l’allungo individuale.
Raggiunto l’allungo occorre impegnarsi in un forte esercizio
di concentrazione per consentire al nostro cervello di proiettare
nello spazio frapposto fra noi ed il bersaglio la traiettoria
necessaria per colpire nel segno, si continua pertanto a fissare
intensamente il bersaglio fino a quando si percepisce la sensazione
che la freccia volerà dritta nel centro; a questo punto
si rilasciano le dita che trattengono la corda dell’arco.
Nel tiro istintivo occorre tenere la mente sgombra da ogni
tipo di calcolo, il cervello si deve svuotare da ogni pensiero,
non si mira, non si guarda né ,la freccia, né
l’arco, ma si guarda solo il bersaglio; mai collimare
la punta della freccia sul bersaglio, né utilizzare
alcun tipo di riferimento.
Occorre pertanto impadronirsi di questa tecnica mentale che
consente di mettere a fuoco esclusivamente l’oggetto
da colpire, se tale azione viene eseguita correttamente tutto
ciò che sta intorno al bersaglio assume un aspetto
sfocato e si otterrà la percezione sicura che la freccia
impatterà proprio nel punto che abbiamo inquadrato.
Molti dichiarano di tirare istintivamente, ma in realtà
la maggior parte degli arcieri che utilizzano archi storici,
eseguono tiri mirati, perché non è semplice
assimilare questo antico gesto.
Occorrono lunghi periodi di allenamento per ottenere prestazioni
degne di nota, ma una volta appresa ed applicata la tecnica
del tiro istintivo risulterà difficile sbagliare :
è un percorso individuale che chiama in gioco però,
oltre alla capacità della mente, anche la forza fisica.
La predisposizione individuale è un fattore che conta,
ma se si desidera diventare bravi arcieri non esiste altra
strada che un duro e continuo allenamento per migliorare le
capacità mentali e fisiche.
Per sviluppare gradatamente l’abitudine a gestire repliche
di archi storici che, a nostro avviso, devono superare pesi
di trazione superiori alle 50 libbre (circa 25 kg.) se vogliamo
cercare di emulare da lontano le gesta dei nostri antenati,
occorre incrementare lo sviluppo dei dorsali, che sono le
fasce muscolari direttamente chiamate in causa nella trazione
dell’arco.
E’ consigliabile pertanto eseguire, a giorni alterni,
una sessantina di trazioni a vuoto con archi sempre più
potenti nel tempo, fino a raggiungere un controllo soddisfacente
e servono almeno due o tre sedute di tiro effettivo alla settimana,
per essere in grado di colpire bersagli impegnativi posti
a distanze importanti.
Solo quando si è in grado di dominare agevolmente l’arco,
si avrà la mente libera a sufficienza per eseguire
il tiro istintivo e raggiungere la concentrazione necessaria
ad andare bersaglio.
Più riusciremo a gestire con disinvoltura archi potenti
e maggiori saranno le prestazioni che saremo in grado di eseguire,
perché tiri effettuati con archi forti appiattiscono
le parabole delle frecce verso i bersagli posti a lunghe distanze
ed è facile capire che i tiri tesi risultano più
semplici da eseguire dei tiri a parabola.
LE
5 AZIONI DELL’ARCIERE
Nel “Toxophilus” Roger Ascham elenca le 5 azioni
che l’arciere deve effettuare nel tiro con l’arco
: POSIZIONE, INCOCCO, TRAZIONE, MANTENIMENTO e RILASCIO; noi
arcieri della Compagnia di Sant’Uberto le abbiamo interpretate
ed applicate così.
POSIZIONE - FIGURA 5

FIGURA 5
L’arciere in questa fase del tiro deve cercare di dare
un assetto stabile al suo corpo per favorire le azioni successive
: le gambe sono allargate quanto l’ampiezza delle spalle,
i piedi sono perpendicolari alla linea di tiro e lo sguardo
è indirizzato verso il bersaglio.
Talvolta il terreno sul quale si opera non risulta pianeggiante,
occorrerà pertanto assestare il baricentro del corpo
agendo su gambe e busto cercando di assecondare in tal modo
l’inclinazione del terreno.
INCOCCO
- FIGURA 6

FIGURA 6
Con la mano sinistra si impugna l’arco senza stringerlo
troppo, ma utilizzando la sola forza che serve per sorreggerlo.
Con la mano destra si estrae una freccia dalla faretra, solitamente
posta su lato destro dell’arciere e si inserisce la
cocca nella corda avendo cura di sistemare l’asta della
freccia in modo che due penne stiano di piatto contro l’arco
e la terza (chiamata penna indice) rimanga all’esterno.
Le penne delle frecce sono generalmente incollate sulle aste
a 120°, occorre pertanto incoccare nel modo sopra indicato
al fine di evitare che la penna indice se disposta contro
l’arco, provochi una deviazione della freccia in uscita.
Dopo queste operazioni le dita della mano destra si dispongono
come un uncino sulla corda all’altezza della prima falange,
con l’indice al di sopra della cocca ed il medio e l’anulare
entrambi sotto, l’asta della freccia poggia sul dorso
della mano sinistra che sorregge l’arco.
La freccia una volta incoccata deve risultare dritta, né
troppo alta né troppo bassa, ma perpendicolare all’arco,
altrimenti nel rilascio scavallerà, ossia non eseguirà
una traiettoria dritta.
I mancini eseguono l’incocco al contrario.
TRAZIONE
- FIGURA 7

FIGURA 7
La trazione può essere eseguita partendo dal basso
o partendo dall’alto, in entrambi i modi si deve arrivare
ad allineare la freccia in direzione del bersaglio.
Al termine della trazione l’indice della mano che trattiene
la corda deve raggiungere l’angolo destro della bocca.
Questa sorta di aggancio alla bocca serve ad avere sempre
un riferimento costante nell’esecuzione del tiro e determina
l’allungo individuale di ogni arciere.
L’allungo risulta quindi personalizzato in relazione
alla conformazione fisica di ogni arciere, incidono ad esempio
la lunghezza delle braccia, piuttosto che l’ampiezza
del torace; è una convenzione che serve a misurare
la distanza che intercorre tra il fronte dell’arco e
l’angolo che forma la corda al massimo della trazione
e può essere utilizzato per personalizzare la lunghezza
delle frecce: se si possiede un allungo di 80 cm, risulta
evidente che occorrerà utilizzare frecce necessariamente
più lunghe di tale misura.
Nelle iconografie storiche è possibile osservare arcieri
che eseguono la trazione allungando la corda dell’arco
fino all’orecchio, in tal modo si ottiene maggiore accumulo
di energia, ma si potrebbe perdere in precisione.
Per favorire la trazione di archi molto potenti è inoltre
possibile modificare la posizione del corpo piegando leggermente
le ginocchia e deviando il bacino nella direzione opposta
rispetto all’arco. FIGURA 8.

FIGURA 8
In tal modo il corpo dell’arciere forma una sorta di
curva che contrapponendosi alla curva disegnata dall’arco
in trazione, scarica la tensione con lo stesso principio di
due forze contrapposte che tendono ad annullarsi a vicenda.
Quando si esegue la trazione si inspira.
MANTENIMENTO
- FIGURA 9

FIGURA 9
E’ questa l’azione più delicata, perché
nonostante sia richiesta un’adeguata concentrazione
per andare a segno, la mente viene distratta dallo sforzo
fisico impiegato a trattenere la corda dell’arco.
Nel mantenimento il busto dell’arciere deve formare
una T, il gomito del braccio che tira (quello della corda)
deve essere allineato con il braccio che spinge (quello dell’arco),
il petto si apre e le spalle si estendono, il capo deve essere
leggermente inclinato verso il bersaglio, gli occhi entrambi
aperti guardano il bersaglio.
L’arco deve essere mantenuto con una leggera inclinazione
verso destra (o verso sinistra per i mancini ) in modo che
sia meglio favorita la visibilità; attenzione, tale
accorgimento risulta determinante, perchè consente
anche di tenere la freccia correttamente in linea verso il
bersaglio limitando parzialmente la tendenza a deviare verso
sinistra che questa avrebbe in uscita, per l'effetto dovuto
allo sfregamento dell'asta sul manico dell'arco.- FIGURA 10.

FIGURA 10
Durante
il mantenimento si trattiene il respiro.
RILASCIO
- FIGURA 11

FIGURA 11
Quando la mente ha perfettamente focalizzato il bersaglio,
le dita che trattengono la corda si aprono liberando la corda
in tensione e consentendo il rilascio della freccia.
Un rilascio pulito si ottiene restando completamente immobili
con il corpo ed aprendo solo le dita.
Un errore abbastanza comune è quello di muoversi, talvolta
accompagnando il rilascio con il braccio che sorregge l’arco
per cercare di sospingere inconsciamente la freccia.
Però anche un piccolo movimento del corpo, nella fase
del rilascio, causa una deviazione nella traiettoria della
freccia che si amplia in maniera esponenziale quanto maggiore
è la distanza alla quale risulta essere posto il bersaglio.
La trazione eseguita con tre dita consente una forte presa
sulla corda, tuttavia si possono osservare molti arcieri nelle
iconografie del medioevo che in questa azione utilizzano due
sole dita eliminando l’anulare con lo scopo di limitare
l’attrito causato dallo sfregamento sulla corda ed eseguire
pertanto un rilascio più pulito, oltre ad aumentare
l’angolo che forma la corda nella trazione ed ottenere
in tal modo un maggiore accumulo di energia.
Dopo aver eseguito il rilascio si espira.
A
questo punto il tiro è stato eseguito e si assapora
la soddisfazione ancestrale di essere riusciti a compiere
una piccola impresa in modo del tutto naturale, utilizzando
un semplice, ma straordinario manufatto allo stesso modo di
come avrebbero fatto uomini non ancora condizionati dalle
comodità del progresso.
Il tiro con l’arco storico ci consente per brevi lassi
di tempo, di ritornare nel passato per assicurare a noi stessi
che pur vivendo in una società consumistica, non abbiamo
perso l’antica facoltà, specifica della razza
umana, di padroneggiare un’arma da getto senza ricorrere
alla moderna tecnologia, di riuscire a dominare un attrezzo
poco accomodante, ma dal grande fascino come risulta essere
un arco storico.
Noi che abbiamo scelto l’arco storico siamo orgogliosi
di questo e ci sentiamo i migliori, perché siamo consapevoli
di aver accettato la via più difficile senza farci
tentare da soluzioni che ci sottraggono alla fatica.
Nel coltivare questa pratica scopriamo che l’importante
non è privilegiare il risultato a tutti i costi, ma
ritrovare il gusto di misurarci con le difficoltà e
scoprire che siamo in grado di superarle sentendoci in qualche
modo più vicini agli arcieri antichi.
Non
è facile codificare per iscritto un gesto, che risulta
essere totalmente istintivo, come quello di scagliare una
freccia con un arco storico, ma questi sono i principi e la
tecnica di base che adottiamo all’interno della Compagnia
di Sant’Uberto.
In ultima analisi per andare sempre al centro occorre attenersi
a ciò che raccomandava Roger Ascham già cinque
secoli fa : “tirare dritto e tenere la distanza”
ossia tirare perfettamente in linea sul bersaglio e dare al
tiro la giusta parabola.
Inizialmente è bene usare archi deboli in modo da concentrarsi
a lungo solo sull’esecuzione del gesto operando su bersagli
posti a distanze ravvicinate e senza preoccuparsi di fare
centro, col tempo il cervello costruisce una memoria del gesto
sempre migliore che ci consentirà di passare a prove
più impegnative.
Uno stato d’animo sereno incide profondamente sulle
performances di tiro e risulta pertanto più proficuo
tirare poche frecce utilizzando però la massima concentrazione
che tirarne tante, ma in maniera superficiale; ciò
può servire tuttalpiù ad aumentare la forza
fisica.
Una volta metabolizzato il gesto, ogni arciere personalizzerà
l’attrezzo da usare e perfezionerà la tecnica
del tiro istintivo, adattandola alle sue capacità ed
alla sua forma fisica, perché il tiro con l’arco
storico è una disciplina che coltivata continuamente
si affina sempre più.
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